Forse persino abusato come manifesto della baresità, il luogo più famoso la Basilica di San Nicola, con i luoghi vicini.Malgrado ciò una visita, uno sguardo attento ci regala il significato di emozioni che colpiscono anche un non credente, con la meraviglia di tutta l'arte e la bellezza del luogo.
Infatti l'immagine di copertina è un gioiello del Romanico Pugliese trascurato, la Chiesa di San Gregorio nel largo Abate Elia prospicente la Basilica.
Il numero delle immagini è elevato per descrivere quanto detto.
Iniziamo dall'esterno aiutati dalle suggestioni create da un sole splendente invernale.
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| Chiesa di San Gregorio, vista dal Largo Elia. Perfetto stile romanico. |
Passiamo ora all'interno che mostra l'austera arte romanica in connubio con l'arte di origine bizantina-orientale e persino il barocco, fino ai nosti giorni.
Tutto è realizzato per coinvolgere emotivamente il visitatore, qualsiasi sia la sua cultura.
Interno della Basilica.
Crocifisso Navata Destra. Il Crocifisso è molto suggestivo per la posizione e l’intensità della luce. La visione in bianco e nero esalta la sensazione di ritorno al periodo storico. |
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| Interno della Basilica di San Nicola.Luci e forme regalano emozioni e grandiosità. |
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| Un tripudio di colori. Nel 1661 affidò al pittore bitontino Carlo Rosa l'incarico di dipingere una serie di tele destinate a ricoprire il soffitto. L'artista bitontino vi lavorò da quella data fino al 1673, concludendo con le due allegorie del triforio. Per prima cosa (1661-1662), su iniziativa e a spese di Gaspare de Bracamonte, conte di Peñoranda, Carlo Rosa dipinse le tele del transetto, coadiuvato nell'intaglio e nella doratura delle cornici dai maestri napoletani Michele Morenzio e Cesare Villani e dal materano Catarino Casavecchia. Il Paradiso con il Padre Eterno costituisce il tema del transetto centrale, dove i vari riquadri dell'ottagono raffigurano la Madonna, i Martiri, gli Apostoli e i fondatori di ordini religiosi. Temi nicolaiani (per lo più tratti dallo scrittore barese Antonio Beatillo) sono quelli del transetto sinistro e di quello destro. Al centro del pannello di sinistra vediamo San Nicola che, di passaggio a Bari, profetizza: Qui riposeranno le mie ossa. Le quattro scene intorno rappresentano la leggenda dei due asini, la visita a papa Silvestro, la colonna spinta nel Tevere, la remunerazione dei contadini di Calista, vicino a Rodi. Al centro del transetto destro, papa Urbano II si reca in processione a deporre le reliquie sotto l'altare centrale della cripta. Le quattro scene intorno raffigurano San Nicola che depone la colonna mancante, la consacrazione della Basilica superiore nel 1197, il concilio del 1098, la resurrezione del pellegrino portoghese caduto da un albero. Lo spettacolare risultato spinse i canonici a proseguire i lavori nella navata centrale. L'argenteria donata al Santo durante la peste del 1656 fu quindi venduta e Carlo Rosa tornò al lavoro, coadiuvato questa volta da Alfonso Ferenti per le decorazioni, da Giovanni Frisardi da Lecce per le dorature e da Francesco Scassamacchia per gli intagli. Magnifico è il soffitto di questa navata centrale, recentemente restaurato dalla ditta Pouchain. Data la sua importanza per il barocco pugliese, non fu coinvolto nelle accese controversie del 1927/28 riguardanti le parti della chiesa che dovettero essere rimosse perché non in armonia con il primitivo stile romanico. |
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| Un tripudio di colori. Nel 1661 affidò al pittore bitontino Carlo Rosa l'incarico di dipingere una serie di tele destinate a ricoprire il soffitto. L'artista bitontino vi lavorò da quella data fino al 1673, concludendo con le due allegorie del triforio. Per prima cosa (1661-1662), su iniziativa e a spese di Gaspare de Bracamonte, conte di Peñoranda, Carlo Rosa dipinse le tele del transetto, coadiuvato nell'intaglio e nella doratura delle cornici dai maestri napoletani Michele Morenzio e Cesare Villani e dal materano Catarino Casavecchia. Il Paradiso con il Padre Eterno costituisce il tema del transetto centrale, dove i vari riquadri dell'ottagono raffigurano la Madonna, i Martiri, gli Apostoli e i fondatori di ordini religiosi. Temi nicolaiani (per lo più tratti dallo scrittore barese Antonio Beatillo) sono quelli del transetto sinistro e di quello destro. Al centro del pannello di sinistra vediamo San Nicola che, di passaggio a Bari, profetizza: Qui riposeranno le mie ossa. Le quattro scene intorno rappresentano la leggenda dei due asini, la visita a papa Silvestro, la colonna spinta nel Tevere, la remunerazione dei contadini di Calista, vicino a Rodi. Al centro del transetto destro, papa Urbano II si reca in processione a deporre le reliquie sotto l'altare centrale della cripta. Le quattro scene intorno raffigurano San Nicola che depone la colonna mancante, la consacrazione della Basilica superiore nel 1197, il concilio del 1098, la resurrezione del pellegrino portoghese caduto da un albero. Lo spettacolare risultato spinse i canonici a proseguire i lavori nella navata centrale. L'argenteria donata al Santo durante la peste del 1656 fu quindi venduta e Carlo Rosa tornò al lavoro, coadiuvato questa volta da Alfonso Ferenti per le decorazioni, da Giovanni Frisardi da Lecce per le dorature e da Francesco Scassamacchia per gli intagli. Magnifico è il soffitto di questa navata centrale, recentemente restaurato dalla ditta Pouchain. Data la sua importanza per il barocco pugliese, non fu coinvolto nelle accese controversie del 1927/28 riguardanti le parti della chiesa che dovettero essere rimosse perché non in armonia con il primitivo stile romanico. |
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| Un tripudio di colori. Nel 1661 affidò al pittore bitontino Carlo Rosa l'incarico di dipingere una serie di tele destinate a ricoprire il soffitto. L'artista bitontino vi lavorò da quella data fino al 1673, concludendo con le due allegorie del triforio. Per prima cosa (1661-1662), su iniziativa e a spese di Gaspare de Bracamonte, conte di Peñoranda, Carlo Rosa dipinse le tele del transetto, coadiuvato nell'intaglio e nella doratura delle cornici dai maestri napoletani Michele Morenzio e Cesare Villani e dal materano Catarino Casavecchia. Il Paradiso con il Padre Eterno costituisce il tema del transetto centrale, dove i vari riquadri dell'ottagono raffigurano la Madonna, i Martiri, gli Apostoli e i fondatori di ordini religiosi. Temi nicolaiani (per lo più tratti dallo scrittore barese Antonio Beatillo) sono quelli del transetto sinistro e di quello destro. Al centro del pannello di sinistra vediamo San Nicola che, di passaggio a Bari, profetizza: Qui riposeranno le mie ossa. Le quattro scene intorno rappresentano la leggenda dei due asini, la visita a papa Silvestro, la colonna spinta nel Tevere, la remunerazione dei contadini di Calista, vicino a Rodi. Al centro del transetto destro, papa Urbano II si reca in processione a deporre le reliquie sotto l'altare centrale della cripta. Le quattro scene intorno raffigurano San Nicola che depone la colonna mancante, la consacrazione della Basilica superiore nel 1197, il concilio del 1098, la resurrezione del pellegrino portoghese caduto da un albero. Lo spettacolare risultato spinse i canonici a proseguire i lavori nella navata centrale. L'argenteria donata al Santo durante la peste del 1656 fu quindi venduta e Carlo Rosa tornò al lavoro, coadiuvato questa volta da Alfonso Ferenti per le decorazioni, da Giovanni Frisardi da Lecce per le dorature e da Francesco Scassamacchia per gli intagli. Magnifico il soffitto di questa navata centrale, recentemente restaurato dalla ditta Pouchain. Data la sua importanza per il barocco pugliese, non fu coinvolto nelle accese controversie del 1927/28 riguardanti le parti della chiesa che dovettero essere rimosse perché non in armonia con il primitivo stile romanico. Dettagli. |
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| Interno della Basilica di San Nicola. Luci e forme regalano emozioni e grandiosità. |
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| Particolare che rileva l'effetto dell'illuminazione sull'architettura romanica. |
Adesso scendiamo nella cripta e godiamo della sua originalità di intreccio di stili e culture.
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| Cappella Orientale nella Cripta. Concretizza visivamente il discorso della vocazione ecumenica di Bari e di San Nicola. Sulla scia del Concilio Vaticano II e dei migliorati rapporti tra cattolici e ortodossi, la Santa Sede ha ritenuto opportuno accogliere il desiderio dei Padri Domenicani e dell'Arcivescovo di Bari, Enrico Nicodemo, di ospitare nella Basilica una cappella orientale dove anche gli ortodossi potessero celebrare la loro liturgia. Il cardinale Paolo Giobbe, che insieme all'allora Archimandrita Gennadios Zervos ha benedetto la cappella, ha affermato: È la prima volta che viene eretta una cappella in una chiesa latina per la celebrazione della liturgia orientale. Questo risultato è uno dei tanti frutti del Concilio Ecumenico. Due anni dopo, l'Arcivescovo Nicodemo e i Padri Domenicani fondarono anche un Istituto di Teologia Ecumenica dove professori e studenti, sia cattolici che ortodossi, potessero insegnare e studiare in uno spirito di fraterna amicizia. L'iconostasi è stata realizzata per questa occasione dall'artista croato Zlatko Latković, autore anche dell'iconostasi della Cappella Orientale di Berlino. Ciò che attrae la curiosità dei visitatori è l'INBI, al posto di INRI (Jesus Nazarenus Rex Iudeorum). La spiegazione è semplice: in greco Rex è Basileus. |
Usciamo dalla Basilica di San Nicola e scopriamo i dintorni verso Santa Scolastica.
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| "Cape de Firr". Simbolo indiscusso dell'Acquedotto Pugliese e di un'intera epoca passata, la fontana, dalla tipica forma con tanto di cappello e vasca di raccolta dell'acqua, è presente in tutti i centri della regione. Vere e proprie icone della "conquista sociale" dell'acqua, le fontane hanno iniziato a popolare le vie e le piazze cittadine all'inizio del secolo scorso, portando in Puglia la prima acqua pubblica salubre. La loro storia risale esattamente al 1902, alla legge per la costruzione e l'esercizio dell'Acquedotto Pugliese che stabilisce che "il Consorzio deve costruire a proprie spese in ciascun comune, in numero proporzionato agli abitanti, fontane gratuite per il pubblico, restando il comune libero di regolamentarne l'uso, e di pagare l'acqua". Il regolamento per la costruzione e l'esercizio dell'Acquedotto Pugliese, approvato con Regio Decreto nel 1904, ne disciplina l'installazione, "nella misura di uno ogni 2.500 abitanti nei grandi centri con più di 20.000, uno ogni 1.500 nei comuni con popolazione compresa tra 10.000 e 20.000 abitanti, e infine uno ogni 1.000 abitanti o meno nei centri minori". A Bari una mostra racconta la storia del ‘Cape de firr’, al Museo Civico foto e oggetti tradizionali celebrano il simbolo dell'Acquedotto Pugliese. https://www.baritoday.it/social/la-fontana-racconta-mostra-fontanina- Simbolo-acquedotto-pugliese.html |
Si conclude qui il percorso, sperando di aver trasmesso le emozioni che si vivono.Tornerò a breve su questa parte della città vecchia che si affaccia al mare.