Breve storia di un tramonto

Visualizzazione post con etichetta Arturo Infante Darwin. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Arturo Infante Darwin. Mostra tutti i post

martedì 9 giugno 2026

Breve storia di un tramonto

 


Questa è la visione di un sol tramonto. Il luogo è Bari Torre a Mare, la data 1° Giugno 2026. 

Sono partito dall'idea di ritrarre il tramonto come nella foto di copertina, in una visione vorrei dire quasi tradizionale.

Però mi sono accorto che inquadrare anche persone, soggetti dell'umanità, poteva portare ad una visione quasi antropologica.

Tutte le persone erano rivolte verso il tramonto, come attirate da una forza magnetica da cui non era possibile liberarsi.

Un rito ancestrale.

La scelta di sottoesporre i pezzi di umanità in molti scatti portava ad una immobilità nel tempo: non è possibile distinguere la parte di umanità ritratta nel 2026 dalle parti di umanità presenti nelle ere più lontane, come se il tramonto fosse qualcosa che rendesse l'umanità immutabile, un fenomeno di attrazione ancestrale.

Di seguito riporterò alcune foto che mostrano il tramonto nella sua bellezza, spero. Infine poche foto  che mostrano degli esseri umani al tramonto nel mondo di oggi.

Tramonti con umanità immota.




Il Tramonto tradizionale.



Tramonto sbuca dal verde.

Si fa sera

Tramonto con umanità di oggi.

Umanità di oggi riconoscibile ma sempre ammaliata atavicamente dal tramonto

Occupazione moderna a seguire il tramonto. 


venerdì 29 maggio 2026

Prima di una trasformazione nel cuore di Bari

 


Una trasformazione porta nuove bellezza ma anche perdita di memoria.

Così ho voluto fermare un luogo grigio, con i segni del tempo e del disuso, quando sta per scomparire alla vista per far posto allo snodo verde di Bari.

Certamente il nuovo sarà più adatto ai nostri tempi e potrà lasciare a bocca aperta visto con i nostri occhi di oggi.

Però può essere importante fermare la memoria di come era la città agli albori del XX secolo, quando questo luogo era periferia e non il centro città, quando esistevano solo due passaggi, attigui a questo edificio, per collegare la città a quanto era fuori dalla cinta daziaria (non a caso l'attuale via Capruzzi oltre la ferrovia era chiamata Extramurale Capruzzi).

I passaggi erano il ponte pedonale sulla ferrovia, proprio attiguo all'edificio ultimato nel 1904, ed il sottopasso "carrabile" chiamato all'epoca "Duca degli Abruzzi" ultimato nel 1906.

L'edificio in questione è denominato comunemente "Ferrhotel" ed è stato utilizzato nel tempo come uffici, alloggio per i ferrovieri in transito e centro di accoglienza per gli immigrati fino a non troppo tempo fa (secondo questo progetto https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/puglia/245345/il-ferrhotel-di-bari-diventera-un-polifunzionale-per-gli-immigrati.html). Certamente interessante il progetto ultimo ma era stato cancellato dall'onda crescente, forse indotta, di richiesta di "sicurezza" che ha, forse, avuto come esito proprio l'incremento dello spaccio e degli episodi di microcriminalità nella zona. Certi problemi devono essere affrontati con una visione di ampio respiro, Altrimenti si finisce per fare la lotta all'invasione di cavallette con uno schiaccia mosche, alimentando ciò che si voleva combattere. 

Nelle foto ho utilizzato il grandangolo più ampio per esaltare una visione prospettica verso le linee di fuga, come a sottolineare il tempo che passa.

In fondo ho posto delle rielaborazioni delle foto sulle curve di tonalità che accentuano il senso grafico come un fumetto dell'epoca, il bianco e nero aiuta in questo, in un risultato che spero più incisivo.

Il bianco e nero a volta con una patina di grigio per rispettare il tempo passato. 












Immagini grafiche per un racconto più deciso.